La scuola malata di finitudine: non serve finire per migliorare
La scuola malata di finitudine: non serve finire per migliorare Una riflessione sull'ossessione di completare, e su dove avviene davvero l'apprendimento. Di Daniele Pasini · www.metodomusicarte.com La scuola è malata di finitudine. Uso questa parola di proposito, giocando sull'assonanza con «finire»: la intendo come la smania di portare ogni cosa a un termine, a un punto finale. È una malattia che, prima o poi, rischia di colpire un po' tutti noi insegnanti. In cosa consiste? È semplice: nell'ossessione di finire, a tutti i costi, un lavoro. C'è una contraddizione di fondo. Da una parte predichiamo che siamo tutti diversi, che ciascuno ha i suoi tempi di apprendimento e di esecuzione. Dall'altra, però, riempiamo il calendario di scadenze. E buona parte dell'ansia, nostra e degli alunni, nasce esattamente qui. "Non perdere tempo" non significa "finire" Un conto è invitare un bambino a non perdere tempo perché c'è un lav...